cami's profileCella 19 (7 metri per 3)PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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January 08 Picchi.Io non avevo il volto di oggi,
così calmo, così triste, così magro, né questi occhi così vuoti, né il labbro amaro. Io non avevo queste deboli mani, Io non mi sono accorta di questo mutamento,
(Cecília Meireles - Ritratto)
No, avevo il volto di chi si è abbandonato all'amore, in un abbraccio che non era solo di lenzuolo rosso, ma di cuore vicino. Mi guardo in quella foto. Come è astratto e cattivo cancellare tutto per la paura. Lo so benissimo che non torneranno più le storie di merda, ma mi fa così paura ricostruirmi nuova e felice. Ricominciare tutto da capo, tutto. Esiste? Mi sento così ridicola e patetica e da lasciare al caso. Inutile dire che sto di merda, inutile e sola come una carota, nel freddobuio.
January 02 Vita nuova chiave nuova?Sono riuscita a finire di leggere Le intermittenze della morte. Volare ad Amsterdam aveva dato una bella mano. Poi mi son presa un po' di tempo e mi ci son messa per impegno. La tristezza è stata che me l'han dovuto spiegare. Insomma. Un po' come aver perso la chiave di lettura. Ma in questo periodo è così per tutto, credo di aver dato una manata al castello di fiammiferi e adesso non so neanche come raccoglierli e soprattutto come riporli e se e dove. Li guardo sparsi a terra e non capisco.
Ho cominciato a leggere L'eleganza del riccio ma in questi giorni strani è rimasto chiuso accanto alla sveglia. Anche io mi sento come chiusa, a volte.
Forse andrà meglio appena avrò tagliato una bella fetta di panettone e riempito il pancino. December 30 Attimi.Il biscotto alla cannella che ho portato da Amsterdam entra perfettamente nella mia tazza storica muccata per essere inzuppato. Il té è bollente e profumato. Ho una nuova foto di me bellissima e fuori fa freddo ma io ho già il pigiama e ascolto Wim Mertens. Adesso mi arrampico e mi infilo in un libro. December 27 Ecco.Dirò questo.
A merula Mi vurria manghjà I pedi d'issa merula A merula chjurlughjù A pizzighizetta A codirussetta A cinciminetta Luchjurlughjù Mi vurria manghjà E ghjamba d'issa merula Ghjamba à ghjà Pede à pè Unghja à ù A merula chjurlughjù. Mi vurria manghjà E cosce d'issa merula Coscia à cò Ghjamba à ghjà Pede à pè Unghja à ù. Mi vurria manghjà U corpu d'issa merula Corpu à cò Coscia à cò Ghjamba à ghjà Pede à pè Unghja à ù. Mi vurria manghjà U pettu d'issa merula Pettu à pè Corpu à cò Coscia à cò Ghjamba à ghjà Pede à pè Unghja à ù. Mi vurria manghjà U collu d'issa merula Collu à cò Pettu à pè Corpu à cò Coscia à cò Ghjamba à ghjà Pede à pè Unghja à ù. Mi vurria manghjà U cappu d'issa merula Cappu à cà Collu à cò Pettu à pè Corpu à cò Coscia à cò Ghjamba à ghjà Pede à pè Unghja à ù...... Mi vurria manghjà U piccu d'issa merula Piccu à pì Cappu à cà Collu à cò Pettu à pè Corpu à cò Coscia à cò Ghjamba à ghjà Pede à pè Unghja à ù A merula chjurluchjù A pizzighizetta A codirussetta A cinciminetta Luchjurlughjù Canta U Populu Corsu Desiderio.Non mi vien più di scrivere.
Vorrei non esser più letta attraverso il blog, fraintesa in sms, analizzata nei post. Basta parole. Non ce la fo a cercare o trovare le emozioni tra le righe degli altri. Voglio quelle emozioni, senza parole.
Vorrei che mi si guardasse negli occhi e che quello che ho scritto dentro venisse letto per quello che è. Vorrei che qualcuno mi guardasse e si fidasse di quello che vede. Vorrei che qualcuno mi vedesse come sono.
Voglio dormire, che la mia notte insonne mi ha azzerato tutto e devo ricominciare da capo. Tutto. December 13 Bestiacce.Che altro mondo. Bestiacce da profitto, che parlano parlano e si vendono. E parlano parlano e forse ascoltano. Ma diversamente da noi, che quella stessa scena in un contesto altro, in un contesto qui avrebbe degenerato in male parole e forse pure in mani addosso. Che qui meno seghe, che qui sentirsi dire in quel modo rude si lascia prima che stia il gelo dell'altezzosità, poi scatta la rissa. Sì, ci si offende la mamma anche se ci si vuole bene ma prova a dire qualcosa sul serio, anche se poca roba. Guai. E invece una lite interminabile, al puzzo delle sigarette, in piedi a cercare di cogliere quella scena alla Paolini, pensando in alcuni momenti poveralongaron poveralongaron poveralongaron perdendo il conto dei caffé erogati dalla macchinetta e delle cicche e i sigari. Una giornata strana, in altalena costante sull'ego del personaggio ambiguo, che ti tiene costantemente sul filo del suo successo e del suo piangersi addosso, sempre perfettamente in mezzo, il guadagno sempre solo suggerito ma con la velatura delle tasse, delle spese, del baratro della miseria sempre in agguato. Tu stai lì in piedi e guardi i fatti, guardi i tubi, scremi le parole, guardi le pareti tirate su e quello conta e fa da prova. Tornando sei più tranquillo, hai fatto quel che dovevi, ma poco ti ha scalfito, non sei sconvolto, sei già vaccinato e hai già visto in anticipo. Non ti ha sforacchiato la buccia, stavolta. E' stato tutto in scioltezza, a partire dal viaggio sponsorizzato. Che in quella piana del cazzo impossibile non pensare a quello sfigato lungaedirittacorrevalastrada. E quello straniero dai denti distrutti dalle radiazioni dice lui, da ben altro pensiamo noi nello stesso istante seppur senza guardarci, si sente famiglia, si sente parte, si sente di dover fare, per quel povero vecchio. Che lui veder piangere bambini e vecchi.... Ecco, io vengo prima di lui, in quella famiglia, ma lui non lo sa. E leggo tutte le sue fanfaronate, mi affascina il suo istrionismo, mi piace che io lo smaschero e continua lo stesso a piacermi il nocciolo. E' un pezzo davvero di quella famiglia, un parente acquisito. Ma io vengo prima, per anzianità per osmosi e per presenza indiretta. Questo però non ho saputo spiegarlo a chi mi chiedeva cosa cazzo sono andata a fare, io, a pranzare in quel ristorante gramo. Una giornata che resterà, sotto la pelle. Come non succedeva da tanto. Questo, mi mancava tanto. December 01 Silence.canzone del silenzio degli animali.
L'infinito silenzio dei tapiri
e la malinconia dei calabroni
che volano per prati sconosciuti
attraversando il cielo in larghi giri
ed a volte volano sui tapiri.
Il lento risvergliarsi della foca
e il luccichio del ghiaccio antelucano
il sonno di grandissime balene
nel ribollir fumoso d'oceano
lo zampettare dell'ornitorinco
per le lande del sesto continente
dove con balzi elastici il canguro
va balzellando sull'enorme niente
e l'infinitesimale lavorio dell'insetto
che nulla mai disperde
per bianche lunghe strade solatio
il lento andare del ruzzolamerde
ramarri verdi al sole palpitanti
il granchio con le sue lente manovre
e negli abissi più raccapriccianti
ondulari in attesa delle piovre.
e branchi di minuscole sardine
che navigano al largo della costa
tra relitti di navi e colubrine
dove lenta galoppa l'aragosta
e le correnti passano veloci
portando parti infinitesimali di plancton
che nutriscono i peoci
che in fin dei conti son degli animali
i pesci strani di profondità
che stanno li con gli occhi strabuzzati
come a cercare qualche verità
e domandarsi chi ce li ha cacciati
il grido intermittente del babbuino
lo stramazzare al suolo del dromedario
l'inutile contegno del pinguino
l'urlo del coyote solitario
l'iguanodonte dalle verdi scaglie
che per la mesozoica pianura
trascina all'infinito le sue maglie
e tutto ignora della sua natura...
Il gorgogliare del sarcopedonte
l'astuto mugolare del lattaio
il bramito furioso del fornaio
il sudore che bagna la mia fronte
infiniti infiniti ad infinito
sconcertanti silenzi sovrumani
che mi escon dalla bocca e dalle mani
fortunato chi non ha capito...
Davide Riondino.
Meglio stia zitta, ho bisogno di cella, di pace, silenzio.
November 30 Vermi.Ecco un estratto da Duetto, uno dei cinque testi teatrali che compongono Merda e luce, libro di Antonio Moresco, pubblicato da Effigie, che ho letto in questi giorni. Al centro della scena la divina Maria Callas che dialoga con la sua tenia, ingerita volontariamente perché il grasso del suo corpo venga consumato dal parassita e lei possa diventare soltanto voce. da Duetto di Antonio Moresco LA CALLAS: Basta! Basta! Non sono io che canto! Io sto solo portando in giro nei più grandi teatri del mondo il sarcofago del mio corpo che permette a te di cantare. Ormai lo so, lo capisco, anche se adesso cerchi di farmi dimenticare la tua presenza. Te ne stai in silenzio, o al massimo ti limiti a cantare piano durante i vocalizzi, i solfeggi, certe volte anche in teatro. Ma io so che puoi uscire di nuovo in qualsiasi momento dalla tua tana, riprendere il sopravvento. Mi getterai da parte, attraverserai la mia voce come una ferita, una scheggia di diamanti che taglia in due la mia voce. Non mi resta che espellerti dal mio corpo, dalla mia voce. Io ti espellerò con la stessa determinazione con cui ti ho ospitato. Aspetterò che tu esca di nuovo dalla mia bocca e poi ti vomiterò contraendo l’esofago e tutti gli altri miei visceri. Ti renderò inospitale il mio corpo, trasformerò il mio corpo in un inferno per te e per la tua voce. Ingurgiterò quella medicina espulsiva che mi aveva dato il medico perogni evenienza, se non ce l’avessi fatta più a sopportare la tua presenza dentro il mio corpo. Aspetterò col cuore in gola che tu venga avvelenata, assalita, che ti corroda dentro il mio corpo, che la tua voce venga disattivata. E poi ti espellerò dalla bocca, dall’ano. E’ pericoloso vomitare dalla bocca una serpe di dieci metri, mi ha detto il medico, perché potrebbe uscire tutta la bile. E bisogna stare anche attenti perché basta che resti dentro un piccolo segmento staccato e pieno di uova perché tu possa poi riprodurti di nuovo dentro il mio corpo. Allora ti espellerò dall’ano, ti farò fare all’incontrario la stessa strada che hai percorso quando sei nata dentro di me. Morirai nela stessa materia da cui sei nata. Il tuo corpo comincerà ad uscire tramortito e senza difese, ti spingerò fuori dal mio corpo piegata in due sulla tazza del cesso, ti strapperò fuori dal buco del culo afferrandoti con la mia zampa piena di anelli. “Canta, canta, adesso!” ti dirò gettandoti in fondo al water “Fa’ sentire la tua grande voce là dentro! Vedrai che applausi saliranno dal fondo del cesso, mentre io invece canterò nei più grandi teatri del mondo!” LA TENIA: Cosa sta succedendo? Perché non riesco più a cantare? Le luci si stanno spegnendo. In sala non ci sono più spettatori. Il teatro sta sbarrando le porte. Non mi ricordo più le arie. Cosa diceva Rigoletto prendendomi tra le braccia? (Sottofondo di voci liriche e di altri canti sempre più deformati e disattivati) Parla… parlami, figlia diletta, o qualcosa di simile. E io come gli rispondevo? Benedite alla figlia, o mio padre, lassù in cielo, vicino alla madre…No, forse non era così che gli rispondevo. Non mi ricordo più. E lui poi mi diceva di non morir… mio tesoro… pietate… mia colomba… e lasciarmi non dei… E quella nota? Cos’era poi quella nota? E la Lucia che cosa diceva? E la Vestale? E la Tosca? E il Macbeth, e la Fedora e la Manon e la Sonnambula e I puritani? E la Norma che cosa cantava allaluna? La luna: che cos’è la luna? Io sto morendo, la mia voce muore, sto scendendo verso una zona fetida, nera, con tutto il mio corpo musicale disattivato. La voce non c’è più. Sto ritornando là dove ero venuto. Ultimi spaventosi boati della voce della tenia demolita dall’altra voce. Silenzio. Gaione docet.Se già in passato Gaione illuminò l'oscurità con l'immortale Abbondanza non ha mai fatto carestia, che mai come ora pare calzare a pennello, davanti ad un orzo e a un cremino con i pinoli ha elargito un altro pilastro che provvederò al più presto tatuarmi da qualche parte.
Il bene immobilizza, l'amore esorta.
Ascolto Hildegard e non mi chiedo. Tutto è troppo grande, troppo facile, senza filtro. Non me l'aspettavo più. Non questo, non così. Mi ero acquietata in un trovato senza alcun picco, pacificato il cuore in una ricerca placida di differenze sospese in un incerta nebbia. Continuo la strada intrapresa che da qualche parte condurrà e le risposte le darà il tempo. No, una cosa ho sbagliato. Adesso il cuore è pacificato, ora che ha trovato. Prima era un'altra cosa.
November 28 Gelosie da virtuale. Forse.Mentre mi facevo la doccia ho capito due cose di tutto il virtuale che frequento.
La prima è che non capisco come mai a volte si leggono racconti postati con un incipit o un finalino tipo: sarebbe da riguardare, dovrei rimetterci le mani, lo dovrei rifinire ma intanto lo pubblico così. A parte che raramente poi ci vengono rimesse le mani, mi chiedevo. Ma se invece di essere in un forum "di scrittura" si fosse in un forum di pittura... come funzionerebbe? Oh ciao, ho questo quadro in testa, guardate questa è la tela, questi i colori e qui c'é l'abbozzo. Eccovelo qui, poi ve lo finisco. Oppure in un forum di cucina. Ciao ragazzi stasera caille en sarcophage. Qui ci son le quaglie, qui la sfoglia e tutti gli ingredienti. Appena posso vi dico come fare. Ciao a presto. Ah! Non capisco. La seconda è peggio, o comunque, a me ha fatto un effetto peggiore e ho dovuto abbondare di body shop per sentirmi meglio. Ho capito che io leggo la forma, leggo lo stile, leggo le parole scritte con la grammatica, la punteggiatura e leggo anche l'argomento, l'idea e quello che di vago e indefinito mi smuove dentro. Però ci ho aggiunto altro. E l'ho capito leggendo un blog con un amico. A tutto quel che ho scritto sopra io aggiungo anche un altro elemento per valutare quello che sto leggendo. Ed è ciò che quel che è stato scritto riesce a tirare fuori da chi legge. C'erano molte cose in quel blog che mi convincevano poco e mi faceva venire in mente i CCCP, le insegne luminose attirano gli allocchi... certo, con stile, bella forma e anche qualche argomento. Però d'un tratto ho capito che erano i commenti a far la spia di tutto. Quella malloppata di belle frasine a effetto che volevano esprimere un malessere o un disagio giravan tutte in tondo in una danza macabra sul nulla, il vuoto. Per me roba inutile, di alcun valore, da leggere e cambiar pagina. Poi nei commenti ho letto la violenza di quella danza. Non mi è piaciuto che cosa è riuscita a tirar fuori. Non so. Se era un modo per far parte della danza ballando gli stessi passi. O se era necessario commentare così. E' terrificante il virtuale scritto. Che le persone che conosci di sicuro han gesti, scatti o spasmi lontano dai tuoi occhi che non saprai mai. Ma col virtuale ti ci puoi imbattere, puoi veder tutto, anche quello che è stato tempo addietro. Anche quello che non ti riguarda. Però ti tocca. E pensi. Ma questa persona non è così, non è mai stata così con me. E in pirandelliane volute e cerchi perdi il senso di quello che leggi, tu sola, tra le righe.
Mi manca SylvShank. November 27 Amore verde.Nati alberi
Ci pensi mai amore mio essere alberi due come noi amore mio fin da piccoli stare sempre insieme come nati dentro a un bosco a volere bene solo a quello che conosco Invece io sono andata via perché non lo so più ci penso sempre a casa mia e lì vicino sei restato tu Ci pensi mai amore mio stare d'appresso una quercia io amore mio tu cipresso stare sempre insieme carezzarci con il vento con tanti figlioli, uccellini fino a cento Invece io sono andata via e penso sempre a te voglio tornare a casa mia chissà se tu hai aspettato me Ci pensi mai amore mio essere piante saremo noi amore, amore mio più contenti uno come te in ogni posto non l'ho trovato nei boschi, nei giardini, nelle siepi t'ho cercato E adesso io sto per appassire e tu come starai torno da te per non morire chissà se tu mi rivorrai Francesca Archibugi - Battista Lena November 16 Basta.Anche la cella deve servire a qualcosa, avere un'utilità concreta.
Per cui ecco qua: http://www.infrigo.com/
Uno spettacolo. Molto meglio di quello offerto dal frigo desolato di sicuro.
Influenze.Mi alzo, leggo una mail, leggo un blog e prendo il telefono. Mi piglio il giorno libero, per me, per la cella, per il mobile che sto inventando e che ieri sera tra i crostini e i tortelli ha preso forma, parlando parlando parlando con la mia amica mamma, che sa la vita, sa le donne e sa l'abbilla.
Se io mi ascolto so dove andare. November 07 Contrasto.Senti Beppino
(Contrasto) Senti Beppino son tre settimane Che da me non ci vieni a fa l’amore Se fai così me ne lavo le mane E mi provvedo d’un altro amatore E credilo al mio piacè E allora più non m’importa di te Io lo voglio sapé cosa t’ho fatto Tu dimmelo a me Subito senti un poco giovannina Tutte le volte che tu vai al mercato Perché ti metti a fa la giratina Accompagnata insieme con Fortunato E non ti ci vo' veder Così t’avverto e pensaci te Non farmelo ridì sennò ti lascio lo devi capì E tu perché ne vai da Maddalena La domenica sera a ragionare A me vorreste mette la catena O guarda voglio fa quer che mi pare E mi piace conversà Allegra sono e così voglio star Fallo pur’anche te Se voi fallo l’amore con me Giannina questo poi un te lo permetto Che tu conversi gli altri giovinotti Non voglio tu mi levi di rispetto o siano paesani o patrioti e non ti ci vò veder così t’avverto e pensaci te non farmelo ridì sennò ti lascio lo devi capì Beppin se tu mi lasci c’ho piacere Ma nulla tu po' dir dell’amore mio Ed alla fine se la vo sapere Se non mi lasci te ti lascio io E da me non ci venì Sciolti siamo ed è meglio così Mi sento riavé C’ho Fortunato che è meglio di te Disse Beppin vaia brutta civetta Cosa mi importa a me se l’è più bello Rendami la pezzola e la pacetta E il braccialetto d’oro con l’anello E te li rendo a te e te Riccardo??* rirendila a me Nella mia gioventù Voglio amare chi m’ama di più E cosa voi dì di me e la mì roba rirendila a me Nella mia gioventù Voglio amare chi m’ama di più.... Caterina Bueno *No, non lo so, era Beppino, che c'entra Riccardo' Non lo so mica da dove m'é uscito. Prima o poi lo riascolto e cerco di capire cosa dice. November 04 Auguri.
Mamma vò prender moglie
Mamma vo’ prender moglie Datemelo un consiglio Non so se io la piglio o se vo senza Datemi la licenza d’andammela a cercare Che io da giovanotto un vo invecchiare
Oh caro figlio bello non so se ti consiglio ma bada se la pigli d’aprir gli occhi Guarda se porta i fiocchi se invece è incappellata se la sarà scollata all’uso d’oggi Guardala nella schiena Se s’orna con le trine se porta le scarpine alla gentile Guardala nel vestire guardala alla specchiera e se non è sincera non va bene Guarda se l’alza gli occhi Se il padre l’è arrogante la madre petulante oppure avara Guardala nì mangiare guarda cosa sa fare e se sa ben cucinare Sa fa tutto guardagli dietro l’uscio se bene c’ha spazzato o un po’ di sudiciume c’ha lasciato Guardagli il viso il collo se bene l’ha lavato Se la l’ha rosso il naso di bottiglia Guardala parimenti Se c’ha la cispa agli occhi se in capo c’ha i pidocchi oppure niente e tienilo bene a mente la donna pare bona Ma dietro l’apparenze l’è birbona Oh caro figlio bello Se voi campà cent’anni bada la unn’abbia grilli nì cervello
Madre io vi ringrazio mi par d’aver capito Ora farò partito con giudizio Ora farò la scelta che indietro non si torna Pregando bene iddio che un’abbia corna.....
Oh, buon compleanno merdaiolo.
October 28 Comunicazione di servizioSiccome sono parecchio imbranata e non riesco se qualcuno avesse voglia di contattare per me Heidi666 dal suo sito o dal suo myspace mi garberebbe avere una copia del suo libro L'eterna lotta tra il male e il malissimo.
Così, giusto per. Vivo anche senza. Però dice che le ultime copie ce le ha lei, questi ostacoli tennologici mi deprimono. October 22 Arthur & I.Parecchio parecchio tempo fa successe che qualcuno, probabilmente nottetempo, manovrando tra l'albero e il palo agganciò un pedale del povero Arthur. Mentre stavo per andare a lavorare m'apparve la tragedia. Un pedale che già appariva sciancato e malmesso era mezzo ciondoloni. Stoicamente mi ero messa in sella ed ero andata a lavorare, con sottofondo di ritmico cigulìììììì cigulìììì cigulììììì... per giorni così finché il pedale aveva preso vita propria e aveva iniziato a divincolarsi. Andando lo sentivo ondeggiare e movimentarsi sotto la scarpa e dopo qualche giorno mi ero fermata dal biciclettaio che trovavo lungo la strada. L'ometto cicciuto strappò via il pezzo ciondolante, svitò la pedivella e si allontanò col pezzo in mano. Lo immaginai ravanare in una montagna di pedali vecchi e scompagnati buttati in un angolo dell'officina come si cerca un pezzo nella scatola dei puzzle.
Il biciclettaio tornando: Eeeeeeeeeeeeh questi pedali non ce li ho mica, bisogna che li ordini.
Io guardando Arthur che sfoggiava pedalacci vecchi e bianchi come avevo sempre visto montati su qualsiasi disGraziella qualunque: ah, e quanto tempo ci vorrebbe?
Il biciclettaio sistemandosi gli occhiali: La me la riporti domani, che li ordino. Bisogna che prenda i pedali da BMX.
Io guardando ora Arthur ora l'omino cicciuto per capire il tasso alcolico nel suo sangue: eh, sì, certo. domani insomma.
Il biciclettaio: Eh sì, son da BMX, sa quelle per fare le acrobazie, presente?
Io prendendo Arthur e allontanandomi lentamente e senza dare le spalle: Sì, va bene, allora domani.
E via. E poi furon giorni di cantina, poi giorni di panico e trasloco e lunghi mesi senza Arthur e senza pedale. Che il biciclettaio cicciuto l'aveva strappato via e mi aveva riavvitato solo una stanghetta metallica e rotante. Una volta tornata a casa, quasi a smaltire i mesi di autobus e depressione riportai al cielo il vecchio Arthur e ritornammo inseparabili, io e il cigulìììì cigulìììì cigulìììì. Ma sempre zoppo era. Un pomeriggio, quasi orario di chiusura dei negozi e lungo una strada odiosa mi ritornò in mente il vecchio biciclettaio da cui l'avevo portato dieci anni fa per rimettergli i freni. Rapida inversione, qualche metro contromano e fui davanti alla vetrina. Il vecchio biciclettaio sempre vivo era sulla porta, ma intento ad altro e chiamò il giovine. Un ragazzone alto e muscoluto in magliettina aderente che squadrò Arthur come se gli avessi appena teso un sacchetto di diarrea.
Io: vorrei rimetterla a posto, gli manca il pedale.
Lui mugugnando tornò dentro ed uscì con un pedale in mano.
Io titubante, a mezza voce: scusa ma... è nero.
Lui, con un disprezzo incurante: vabbé, vista la bicicletta, ti fai il problema?
Io impallidendo e tappando le orecchie di Arthur (che stanno ovviamente alla fine del manubrio): Arthur è una bici bellissima.
Lui: Ah, c'ha anche un nome?
Inutile dire che non se ne fece nulla.
Tempo fa stavo uscendo dal portone. Sui gradini stazionavano sempre dei ragazzi di colore. Senegalesi, o di non so quale altro posto africano. Stavano ogni pomeriggio in ozio lì seduti, a chiacchierare, a mangiare, a telefonare, ad aspettare. Io finito il turno spalanco il portone e loro si alzano mentre io fermo l'anta per far passare Arthur. Perché io non la lego mai fuori, la porto sempre dentro per paura che me la rubino. Faccio scendere i gradini all'ingombrante Arthur e la appoggio sul cavalletto appena scesa dal marciapiede. Torno indietro a chiudere il portone e mi accorgo che uno dei ragazzi senegalesi la sta squadrando, la valuta e la osserva sfregandosi la barba. Io chiudo tutto e agguanto il manubrio.
Lui con aria quasi sbalordita: Ma quanti anni ha questa bicicletta?
Io arrossendo parecchio: Eh, tanti.
Insomma Arthur era ridotto che nemmeno in Africa ne avevan viste così. Tre giorni fa mi son fermata da un biciclettaio da cui avevo già provato, ma mi aveva chiuso la porta dell'officina in faccia e ero venuta via indignata.
Il biciclettaio: lasciamela qui, torna verso le sei
Il meccanico: Vieni, pena poco, si cambiano ora, che lasciarla qui fino alle sei, sono pedali.... vammeli a prendere
Il biciclettaio: Non ce li ho di questa misura, guarda, sono piccini
Il meccanico: Venvia piccini, fammi vedere (e smonta il tutto sbarbicandolo in malo modo) madonnabona sono piccini, o icché ti ci metto, un ti ci posso metté nulla
Il biciclettaio: Mettigli un paio da bambini
Uno spettatore sopraggiunto ad ammirare i pedali piccini: Madonna sì son piccini
Il meccanico: Sìe da bambini, indò la l'appoggia ì piede?
Io a mezza voce: Se sono andata finora senza l'é sempre un miglioramento... (e dentro di me "speriamo un mi metta un paio di rotine")
Il biciclettaio: Io torno in negozio ho da fare
Il meccanico: fammi venire a vedere
Sguardi di incoraggiamento da parte dello spettatore ed attesa fiduciosa.
Otto euri, Arthur ha due pedali nuovi, uguali, neri e pheeeeeeghissimi. Son due pedali piccini, da BMX. Quelle per fare le acrobazie. Presente? October 17 Punti.Vanno di moda i feedback. Ti danno il giudizio e poi rimane la pagella. La gente ti valuta dai feedback. L'ho imparato col nuovo lavoro. Leggono i feedback e ti scelgono. Poi lasciano una review e se quel dato giorno facevi schifo al mondo ci sta che ti abbassino la media e ti resti il neo di un feedback negativo. Poi vo su ebay e pure lì mi servono i feedback. Che sono a zero, e chi comprerebbe da una che non ha nemmeno una recensione? Nessuno ovviamente. Allora mi viene l'ansia. Con quelle di ebay spero di non aver problemi. Con quelle del lavoro mi preoccupo già di più. Anche se girano pacchetti pirata di tecnici ganzi che ti dicono che se vuoi puoi cancellarti le recensioni scarse. Sì, certo, intelligentoni. Il segreto non è quello, è non avere recensioni scarse. Che il passaparola funziona ancora, tra la gente. E oltre al fatto che son stati scontenti vogliamo pure fargli dire che siamo dei truffatori e censuriamo le review? Ottimo. Facciamo prima a mettergli un topo morto sulle lenzuola. I feedback. Io un'idea nuova ce l'avrei. Invece di star qui alla gogna ad offrire un ottimo servizio ed aspettare qualche recensione positiva, perché non si fa noi addetti ai servizi un bel portale per dare i punti ai clienti con relativi commenti? Una bella cosina tipo:nome/cognome/provenienza/età/durata del soggiorno. Poi il giudizio, proprio come fanno con noi. Avrei già pronte delle discrete perle. Anzi forse dovrei inaugurare la categoria nuova. Sì. Ok, lo farò. Recensioni umane. I feedback dei clienti. Che gli altri sappiano cosa li aspetterà, prima di accettare le prenotazioni di questi personaggi. |
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