cami's profileCella 19 (7 metri per 3)PhotosBlogListsMore Tools Help

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    March 26

    Raramente

    Raramente mi riaffaccio qua. Senza nemmeno motivo.
    Non mi manca più la cella, legami che si sono sfilacciati, come preghiere tibetane stinte dalle intemperie.
    January 18

    Io.

    Io è così strano non bloggare più.
    Io un po' mi manca scrivere.
    Io qui non c'é posto per tutto quello che sogno, che vedo, che provo in questo tempo.
    Io ogni tanto mi affaccio come se fosse qualcunaltro a dovermi aggiornare.
     
    Fare e disfare, è tutto un lavorare.
    January 10

    Autodistruzione.

    Gentile abbillaz,

    Abbiamo trovato immagini di nudo  (esposizione di genitali) nel tuo Spazio abbillaz. Rimuovi cortesemente tutte queste immagini dal tuo Spazio entro 48 ore o lo stesso verra' disabilitato. Se hai delle domande su quail sono le tipologie di immagini consentite sugli Spazi Live, visita cortesemente il Codice di Condotta cliccando sul link che trovi in fondo ad ogni pagina di uno Spazio Live.


    Saluti,

    Servizio Clienti Windows Live Spaces

    Non avendo idea di cosa abbiano trovato nel mio blog dove oltretutto non infilo una foto da mesi poiché non mi si installa il programma per aggiungere foto, ho eliminato tre foto di opere d'arte, una di jan saudek e due rappresentazioni del mito di pigmalione e galatea. Tre quadri, mica roba che mi han scattato in salotto mentre davo la cera. Comunque. Se avessi lasciato genitali sparsi in giro inavvedutamente allora probabilmente rimuoveranno lo space.

    Dovesse succedere peccato, avrei preferito fosse rimasto a imperitura memoria, chiuso ma sempre presente sul web. Un segnetto della mia permanenza in rete.

     

    January 09

    Ok.

    Qua si usa dire "il gioco è bello quando dura poco." La cella 19 è durata quasi 2 anni. Mi pare abbastanza.

    Sto cercando.

    Sono impegnatissima. Sto cercando in quale specchio è andato perso il mio volto. Ho fatto bene i conti. Ho più di dieci anni da guardarmi con calma, rifare i conti con quello con cui ho avuto a che fare, almeno almeno per capire che fine ha fatto quell'immagine, per smantellare i muri. Sono anche a buon punto, che mica sto a pettinare le bambole. Deve esser sepolta da qualche parte, per via del fatto che mi fidavo, mi dicevano che lo facevano per me e io invece di sbocciare prendevo forme strane tutte loro. Così gli sarei piaciuta, pensavo. E allora quell'immagine l'ho nascosta, che mi pareva preziosa e non volevo si rompesse, solo che mi pareva tanto fragile da lasciare allo scoperto. Me l'avrebbero rotta di sicuro. Sempre stata tanto gelosa delle cosine mie. Io penso si sia conservata, devo solo svuotare il baule da un sacco di aggeggi inutili. Lo so che è intera, perché l'ho anche vista in mezzo al casino negli ultimi tempi. In tutto quel marasma mi passava sotto gli occhi mentre ero lì che razzolavo. Roba che manca poco la rompo io. Quella immagine lì era importante, che a quella si lega l'altra. Sì, un po' come quei medaglioni che dentro avevano la foto dell'amato e ci si scambiavano in passato. Robe dell'ottocento. Ne devo avere un paio in qualche portagioie, eredità della nonna buonanima. Nascosta la mia mi sono trovata a dover ritoccare l'altra. Ora sto zitta e cerco il respiro. E li vedo. Uno era un impostore. Quello dopo era quasi come lui, ma tutto mi andava bene, mi bastava non ritornassero le scene splatter. E poi quindici gocce la sera e una compressa tutti i giorni per iniziare ad alzarsi. E poi l'oblìo. Il vuoto di fare tutto da me, che almeno fossi io e non un altro. Persa. Persa completamente. Roba che una voce basta a farti pensare forse posso ricominciare da capo. Persa. No. Silenzio. Calma. Cercare. L'ho qui da qualche parte, lo so perché me l'ha fatta saltar fuori con la polenta erotica, con i lanicci, con un sacco di cose che l'hanno stanata senza che me ne accorgessi. Sa cercare lui più di me. Ma io mica sono una piastrella. Mi desse tempo. Mi fossi presa il tempo. Bradipa del cazzo. E se ora fosse troppo tardi? Eh, sculo.
    Insomma sto col telefono zitto, zitto davvero, che una giornata intera senza aver ricevuto un segno di vita qualunque credo non capitasse da mesi. Solo silenzio. Mi fa malissimo, ma penso e guardo. Sempre col dubbio chi lo sa se vedo bene, però ci provo. Mi serve una tabula rasa. Per capire se quel volto che vedo ogni volta che chiudo gli occhi, quello coi capelli un po' spettinati e gli occhi stanchi uguali ai miei che era su quel letto estivo lo devo andare a ricercare. Io penso che devo. Ma ancora no. Prima mi prendo ancora un po' di silenzio, forse è meglio.
    Ho anche fatto una cazzata col telefono, ma va bene così, che l'abbilla quando si rotola nella bizza queste cose le fa. E poi ho in borsa un provvedimento per le bizze e questo, vada come vada, mi fa sorridere e non vedo l'ora di passare in farmacia. Che in questi giorni penso tanto a quella scema dell'Elvira.
    January 08

    Chiuso per inventario

    La cella prima aveva due porte. Una era sbarrata e io l'avevo ridipinta con lo smalto, serrature comprese e davanti ci avevo messo uno scaffale. Sugli sguanci color ocra c'era un ritratto di Takeshi Kitano fatto da Galimberti ai tempi di Zatoichi. Appuntate sul legno delle foto. Una era di una modella con in mano una carcassa sanguinante e diceva "Eccovi il resto della vostra pelliccia". C'era un cartoncino con disegnato un angelo e le parole di Laing che adesso non ricordo. Forse diceva "Ora se non eternamente è a volte meglio che niente" ma non mi fido molto della memoria adesso. E dall'altra parte, ora ricordo, c'era una foglia fatta dal professore. Credo che fosse una cosa fatta da ragazzo. La cornice invece era fatta da me, dorata a guazzo e con un po' di colore che riprendeva le sfumature acquerellate della foglia d'albero. In quella cella avevo portato tutto quello che per me era amore. Solo amore, nessuno sconosciuto o persona brutta poteva entrarci. Quando doveva metter piede dentro un estraneo seguivano le purificazioni. In quella cella sono vissute e sono finite un sacco di cose. Ne verranno di nuove con la cella nuova e in questi giorni, come un bilancio o un inventario, mi sto spellando e mi dibatto, che non capisco più che fine ho fatto. Ecco la rima. E certo, per forza. Quando sei innamorato diventi l'altro. Mi dicono addirittura che non parlano più con me, ma con lui, che lui mi parla attraverso. E quindi faccio le rime, è ovvio. Lui le fa sempre. Gli scappano. E io le prendo. Insieme al resto. Ma non era di questo che stavo cercando di parlare, sto divagando, altra cosa che mi ha attaccato quell'imbecille, verboso e logorroico. No, ferma, riprendi il filo. Il filo della cella. Delle porte. Di me che non so più che fine ho fatto. Sì, appunto. Io, dove sono finita? Sono in travaglio. Sono sotto il torchio a strizzar fuori il vero. Ma non so più che sia, perché non mi vedo neppure. Parlo di me e mi accorgo che parlo di una me vecchia. Vecchia di prima dell'era delle coinquiline folli. Prima della sopravvivenza riuscita. Prima della carriera da manager. Prima. Quasi io fossi ancora ferma a quando ero ferma. Ma io non sono più quell'abbilla lì. Forse ancora nemmeno lo so mettere a fuoco, per quello uso parole obsolete che mi accorgo, dopo, che non mi corrispondono. Nemmeno il mio passato sembra corrispondermi più. Ora lo vedo, tutto quel farmi male. Sul momento no, mi pareva così eroico. Così passionale. Così demente e distruttivo. E ad Amsterdam, ora lo capisco perché mi ha visitato un sogno. E l'ho capito stamani, che cosa ci faceva ad Amsterdam il professore. Aveva da dirmi una cosa. Che stavo facendo uguale a lui. E allora stamattina l'ho guardato in quegli occhi duri e azzurri, mentre tiravo su un lenzuolo e sistemavo i cuscini e gli ho detto che quello no, non era amore manco per il cazzo, caro il mio professore e comitiva al seguito. I rapporti sono a due, occhi negli occhi. Tutto il resto è interferenza è brusìo è roba che non ci deve essere. E invece mi son ritrovata alla fiera a cercare di seguire tante voci e a rispondere a tutte come se io potessi essere perfetta in ogni veste e invece uno finisce che si sbriciola. O forse. Io mi sbriciolo. Che io no, non posso, non è quello che sono. E me lo devo dire, che quello che pensavo il grande amore era tanto male che mi è arrivato addosso. Che farsa. Che teatrino. Io ora non sono più quella di allora. Ma non riesco ancora ad essere quella di adesso. Perché nel travaglio di cercare la pulizia ho fatto più sporco, che mi son ritrovata con troppe cose da gestire, i ritorni, le distanze, le meraviglie a sorpresa. No. Io non mi posso permettere ombre. Non ho il fisico, mi manca la struttura. Ho passato anni magari facendomi male, ma male a me. Ora sto distruggendo random. Non voglio questo. Voglio tornare alla tranquillità. Alla mia faccia. A sentirmi bene, che il mio corpo non mente. Voglio ritornare alla possibilità di scrivere quello che voglio, perché qui dentro io ci son sempre stata bene. Chiudermi dentro per paura di tradirmi o di tradire mi fa sentire prigioniera di un luogo che dovrebbe portarmi in alto. Non torna. Mi servono le parole, o almeno la possibilità delle parole. E non a casa d'altri, a casa mia.
    La cella adesso ha una porta sola. Ha un vetro in mezzo e tutti se vogliono mi possono vedere. Ma io non voglio che entrino e allora chiudo e lascio le chiavi nella porta. Guardino pure. Se proprio han voglia di guardare guardino, che io non voglio nascondere più nulla, che mi incasina troppo. Il numero per gli appuntamenti è sulla porta, l'orario delle visite lo si può concordare.
    Però se sto un po' sola è meglio, che gli inventari buttano tutto all'aria. Guardare una che si riordina un caos non è neanche un bello spettacolo, giova soltanto a lei che butta via il superfluo e si fa spazio.

    Bum.

    Non ho niente da scrivere.
     
     
     
     
    January 06

    Parole.

    Ho cancellato il post per non andare incontro ad una sterile polemica. Che devo essermi alzata a bucotorto.
     
    Insomma occhio.
     
    Oggi ringhio.
    January 03

    Ricci.

    Sotto al piumone, con pasticche, spremuta, termometro e coccole, mi sono bevuta il libro iniziato e orrore orrorissimo mi è scivolato via troppo veloce. Una danza lieve, purtroppo brevissima.
    La cosa bella di leggere un libro prestato dalla persona che ti ha fatto innamorare, è ritrovarcela. A dire il vero gliel'ho portato via prima che lo leggesse, ma io scorrendo le pagine ce lo trovavo dentro e l'ho letto quasi sapendo dove e cosa lo avrebbe mandato in sollucchero. Un po' come percorrere il suo corpo di baci e trovare i punti su cui soffermarsi. Cazzo ste pasticche per la febbre funzionano abbestia.

    E io che credevo.

    Niente più forum, niente più commenti in altri blog, niente più scritti pubblicati in giro. Ho il fiato sul collo e mi pare di essere costantemente seguita. Non servirà a un cazzo, che tanto vengo letta pure dove non sono, mi si vede pure tra righe che non mi riguardano. E' il grande potere della paranoica depressione altrui. Della quale però non voglio più farmi carico. Ho trovato cosa desidero, già ho poco coraggio per conto mio, se mi ci porto dietro pure certi casini inutili mi durerà tre minestre. No, grazie.
    Almeno qui spero di poter tornare libera di scrivere quel cazzo che mi pare.
    Ho passato una bella notte bianca a rigirarmi sotto un piumino troppo leggero. Ora non sono ancora sicura se mi è servita a capire qualcosa di più o se mi ha definitivamente stracciato. Di certo so che ho uno stomaco che sembra un ciottolo di fiume spaccato in due sotto al mazzolo dello scalpellino. E che devo cambiare il piumino e dormire più calda.
     
    December 29

    Libromastro.

    L'anno sta andando e io tiro le somme. A dire il vero sottraggo. E crollo nell'impresa. Ho la febbre, il sistema immunitario mi ha lasciato a piedi. Mi sento sfinita come avessi partorito e forse è vero, l'ho proprio fatto. Buttare fuori il proprio sé costa fatica. Un paio di pasticconi, caldo, riposo. Che non ci son vacanze di questa stagione.
    December 23

    Jingle Balls.

    Palle. Il leit-motive è sferico, evidentemente. Palle dappertutto, rosse e sfavillanti attaccate a rami penzoloni, pallette dorate alle porte e che riempiono l'alberello natalizio tante palline handmade con nastri perline e stelle luccicanti. Palle che mi crescono mentre mi trascino in giro senza un secondo di pace, che c'é da fare, c'é da correre, c'é da muoversi. E poi mi trovo in difficoltà. Mi sento come prigioniera di me stessa. Ho dei grossi freni, sono le palle al piede che mi trascino dietro e che mi han tenuta ferma per un sacco di tempo. Adesso mi muovo, ma quelle stronze urtano gli stinchi di chi mi cammina accanto e gli fo male. E qui, visto che scrivo una cosa polivalente e non metterò certo i nomi delle persone a cui mi riferisco perché non sono a fare la cronaca, mi si accende la lampadina sulla testa e vedo l'enorme palla che mi sta schiacciando adesso. Perché il peggio è che mi sento assediata e stretta, che neanche scrivere mi è liberatorio, che se mi provo a scrivere qualcosa, qualunque cosa, in qualsiasi posto, so che ferirò qualcuno, e più di tutti qualcuno che in questo momento ha il pensiero storto e legge tutto come il pensiero storto gli fa leggere. E neanche questo avrei dovuto scrivere, che di parole si nutre la stortura.
    Allora faccio così. Dò un'occhiatina alla cella, tutto è abbastanza in ordine. Chiudo la porta con cura e dal vetro guardo Gregorio, guardo l'angelo del mare e la mia venere russa. Ah regà, s'aribeccamo. Il cartello penzola un po' mentre giro la chiave. Torno presto, infilate pure la posta sotto la porta. 
     
    December 20

    Ops

    E' praticamente Natale e io non ho tempo non ho soldi e non ho voglia di sbrindellarmi le palle a cercare dei regali. Ancora meno desiderio di riceverne.
    Mi arrivano regali per email, quelli sì, graditi.
     
    December 19

    L'avvelenata.

    Sono triste. Sono stanca. Ho sonno. Ho freddo. Mi sento la febbre.
    December 12

    Avion Travel.

    Sospendersi così, per riequilibrare l'assetto e ritrovare la salute, anche quando non si capisce bene che cosa sia che ci fa bene e quello che ci fa male. Se addirittura il troppo bene ci fa troppo male o è il troppo male che ci devasta. No, basta, sospensione totale. Vado a stordirmi ad Amsterdam, sperando di lasciarci il cervello se facessi l'errore di portarmelo dietro. Il cuore me lo vorrei strappare e lasciarlo da qualche parte, invece me lo tengo stretto, che forse non lo sto mettendo più in alcuna cosa da diverso tempo, troppa confusione, troppa paura. O forse so benissimo dove l'ho adagiato, ma non mi fido. Vado cercando, prendendo le misure. A palle ferme forse riuscirò a capire se l'ho perso davvero da qualche parte, in qualche piega di lenzuolo o sotto qualche cuscino. Col tempo, che ora tutto mi spaventa, mi sembra vago, mi sembra fretta. Poi forse sarà tardi o forse no.
    Basta così però, era silenzio che mi abbisognava, che queste son parole e non ho mai sentito che un cuore, un cuore affranto, si cura con l'udito.... come cantavan quelli. Andare, camminare, lavorare e poi preparare un bagaglio a mano. Che le parole sono importanti, quelle scritte pesano un botto e io non sono di gomma, non mi si può scaricare addosso il blocco di marmo e dopo sorridermi in una risposta simpatica. Eccheccazzo. Il pezzo meglio di tutto l'ambaradan, rimane sempre Ivo. Deve esser per quello che non siamo più fidanzate. Un albero brillante non me lo merito, si vede.
    December 11

    Di nuovo io.

    Di nuovo, sempre e solo io. Che qui non mi pare si parli d'altro. E nonostante le molte parole, e nonostante mi si dica tanto il contrario, non servo a nulla.
     
    Che io non sono una bella persona.
     
    Per niente.
     
     
    Annarella
     
    Lasciami
    qui
    lasciami
    stare
    lasciami
    così
    non
    dire
    una
    parola
    che
    non
    sia
    d'amore
    Per
    me
    per
    la
    mia
    vita
    che
    è
    tutto
    quello
    che
    ho
    è
    tutto
    quello
    che
    io
    ho
    e
    non
    è
    ancora
    finita
     
    CCCP 

    December 09

    Io, tante volte.

    Io, tante volte, mi accorgo che non sto poi tanto bene dal come e quanto aggiorno la cella. Quando non son contenta di quello che faccio, quando mi sento una merda, quando non capisco bene che sto combinando e attraverso aree sconosciute allora la cella langue, o abbonda di parole altre. Già mi ha stravolto metterci parole altre riferite a una cosa e poi accorgermi che ero in pieno inconscio e così invece di mettere una canzone che dice "la vita passa basta stare a aspettare" (che già l'avrebbe detta lunga sul momentuccio) mi sono accorta che dice un'altra cosa ma soprattutto tante tante tante altre e forse mi è scappata fuori dal vero fondo (tappezzato di equiseto). Ma ovviamente non voglio stare a spiegare qua dentro, che non è il luogo. E insomma io non so che sto facendo. Mugugno a lavorare persa nell'insoddisfazione, infreddolita e assonnata nella stagione ostile. Mi trascuro e mi strascico non so per cosa, che io non vengo più prima di tutto. Mi sento stanca ed esco, mi sento sola e non chiamo, in pochissime parole non mi curo. Mi servirebbe il coraggio di un ripiglione, ma non saprei che fare, altrimenti mi ci sarei già impegnata. Anche quel briciolo di realtà che ho sempre avuto la presunzione di considerare conosciuta mi risponde seccamente e a ragione e mi ghiaccia e mi rimette al mio posto. Forse sto esagerando un po' con l'onnipotenza, con il controllo, con tutto quanto.
    Ci sto girando intorno, forse in attesa, forse aspettando, ma non arrivo da nessuna parte.
    Io penso che sia utile ascoltare il nervo vago.
    December 06

    Trac.

    A volte mi perdo. Non so nemmeno dietro a cosa. Non so cosa io stia cercando e nemmeno se serva questo continuo pensare, questa sessione d'esami permanente. Quale test devo riuscire a passare? Cosa ci sarà mai in palio? A che mi serve questa voglia di perfezione? Il mondo è pieno di cialtroni, insensibili e superficiali. Con tutto il mio rovello non è poi che io ci faccia chissà quale figura migliore. E poi comunque è dicembre e la depressione è scontata.
    December 04

    La troncatrice, dunque.

    Da un'idea dell'ortolano mi è venuto di scrivere questo stasera, un canone circolare. Come la sega.

     

    Erano nudi insieme sul letto. Una meraviglia successa non si capiva come. Desiderata, agognata, sognata ma sempre disattesa fino a quella volta lì. Che non aveva nulla di diverso dalle altre. Tutto era già, dal primo momento. Desiderio dell’altro. Ma come ogni cosa, era servito il tempo. Non c’era stato niente di diverso dal solito. Semplicemente guardarsi non era bastato più. Perché alle parole serviva il retrogusto dei loro sapori per essere vere e gli occhi dovevano chiudersi per continuare nelle mani. Il coraggio del desiderio e della propria vulnerabilità, del proprio poco da offrire all’altro ma senza riserve avevano vinto sulla  paura e la timidezza. Avevano lasciato lo scherzo, il gioco di conversare d’altro mentre riponevano le stoviglie in cucina. Quella maschera di forzato cameratismo aveva lasciato il posto a qualcosa che sentivano sul serio e che richiedeva quasi uno sforzo solenne per lanciarsi e imparare il linguaggio nuovo della pelle e del respiro.

    Erano nudi insieme sul letto.
     
     
    Oggi ho imparato una cosa nuova, che io da me non l'avevo mai carpita. La bugia nasce con la parola. Inizi a mentire nel momento in cuii usi la parola. Il corpo non mente mai, a questo ero arrivata. Allora ho pensato a questa cosa. Che più la società è complicata più è difficile che il corpo sia ascoltato. Più regole ci sono più succede di sgarrare. Tutto ciò che rende necessaria una struttura morale ti censura in qualcosa e ti porta a provare vergogna, che ti porta a mentire.
    Dove ci sono molte parole, forse, ci sono molte bugie, allora.

    Nebbia

    La densità della nebbia
     
    Potremo farci un ole' da torero
    per conquistare la fiducia che e' intorno
    ma il tempo passa e non so se davvero
    tenere duro sia giusto per noi,
    tenere duro abbia un senso per noi.

    Si e' fatto grande il distacco dal vero
    son state grandi le emozioni di un'ora
    ma alla stazione mi manca sul serio
    la stretta forte e la felicita',
    la stretta forte e la felicita'.

    Cosi' amore dolcissimo amore
    saremo uno la sconfitta dell'altro
    cosi' amore dolcissimo amore
    tu dove stai, io sto dove sto,
    tu dove stai, io dove sto dove sto.

    E mai, mai ci prendera' la noia
    e altre amenita'
    E' pioggia che non cadra'
    la paura della liberta'.

    Saranno grandi i tesori che avremo
    cacciato fuori dal ventre del mondo.
    non aspettare un momento sincero
    per dire basta, e' arrivato da se',
    per dire basta, e' arrivato da se'.

    Cosi' amore dolcissimo amore
    la vita parla, basta stare ascoltare.
    la fronte aperta, la mano sul cuore
    per dire basta io sto dove sto,
    per dire basta io sto dove sto.

    Quest'anno andiamo e ci conduciamo
    delle disgrazie che affliggono il mondo
    sono lontane almeno quanto il mistero
    di questa nebbia che e' scesa tra noi,
    l'astuta nebbia che e' scesa tra noi.
    Diaframma
     
    Lascio le parole agli altri, che ci sia qualcosa qui dentro, anche se non deve per forza entrarci con quello che ho intorno. Sono basita, sto molto bene, faccio il possibile, scopro cose di me. Di molte cose non scrivo per non mentire, di altre perché mi son venute a noia. Di alcune cose poi non scrivo perché me le tengo nel cuore durante il giorno e mi fanno uscire nella nebbia. Però Paolini lo rivorrei.